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Apr 26, 2011 Commenti disabilitati su Italiano by

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cartolinaI numerosi ritrovamenti archeologici e le fonti antiche indicano come, già nel sec. VI a.C., la popolazione di Falerone fosse nella storia e venisse considerata popolazione “importante”. Gente abile nella caccia al cinghiale, alla selvaggina e nel lavoro dei campi; gente gelosa della sua autonomia e con un forte senso dell’indipendenza.
Non a caso nel 269 a.C. gli uomini di queste terre presero le armi per opporsi alla conquista romana. Lo stesso fecero nel 90 a.C., schierandosi con l’esercito italico guidato dal piceno Tito Lafrenio e dagli ascolani Publio Ventilio e Gaio Vidacilio. I tre condottieri, riuniti i loro soldati sulle alture di Falerone, sconfissero clamorosamente Gneo Pompeo Strabone, costringendolo ad una ingloriosa fuga a Fermo. A poco valse però quell’epica battaglia.

Falerio Picenus“, (l’attuale Piane di Falerone), nacque nel 29 a.C., quando Ottaviano decise di costruire una piccola città capoluogo della centuriazione della media Valtenna dove stabilire una colonia di suoi soldati veterani. La scelta non fu fatta a caso; le terre erano fertilissime, acqua ve ne era in abbondanza; il fiume Tenna era una discreta via di navigazione; Falerio nasceva dall’incrocio di strade strategiche ed importanti. Ben presto la cittadella divenne un centro importante, dotato di teatro e anfiteatro, di numerose ville patrizie, di terme, di monumenti sepolcrali e di impianti idrici all’avanguardia.

Al periodo di splendore seguì la decadenza. A portare morte e rovina furono prima i Goti e poi i Longobardi. Questi ultimi, trovando una decisa resistenza, effettuarono una feroce repressione e strapparono ai vinti ogni diritto politico. La situazione migliorò temporaneamente con l’avvento dei Franchi. Dopo qualche anno di relativa tranquillità, furono quasi sicuramente i Saraceni a costringere gli abitanti di Falerio Picenus ad abbandonare la cittadina in seguito agli incidenti e ai delitti dei predoni che avevano la loro base d’appoggio nel territorio compreso tra Tivoli e Pescara. Gli scampati furono costretti a rifugiarsi sul colle sovrastante il Tenna e la vita comunitaria riprese vigore.

Dall’anno Mille al Rinascimento, la storia del nuovo centro urbano si identifica con quella dei vari signori che governarono Falerone, dal conte Mainardo a Gilberto I, a Esmidone, a Ruggero detto Fallerone I, a Baligano, a Fallerone II, via via fino a Pietro III e Fabrizio Emiliano. Furono anni in cui Falerone poteva contare su possedimenti molto estesi, da Montefortino a Caldarola, da Comunanza a Grottazzolina, da Force a Massa Fermana. A Falerone apparteneva l’attuale “Castel Manardo”, ricco, nel suo versante verso Amandola, di pascoli per le numerosi greggi, di boschi di castagno e faggio. Sul finire del’700 Falerone conoscerà anche la dominazione dell’esercito francese e il conseguente passaggio delle truppe a massa, fiere avversarie dei “Giacobini”, capitanate dal giovane generale De Lahoz e dal brigadiere generale Clemente Navarra.
Nei secoli successivi la cittadina conobbe una buona fioritura culturale, che si imperniò sulla solida tradizione agricola; in seguito registrò la nascita e lo sviluppo della lavorazione della paglia di grano per produrre cappelli.

Cenni storici

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