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La città > Informazioni Turistiche

di Cristina Marozzi , martedì 04/11/2008

FALERIO

Storia del sito

Il centro romano di Falerio sorge nella valle del Tenna, alla sinistra del fiume in un comprensorio territoriale intensamente frequentato già in età preromana; oltre all'importante necropoli picena di Belmonte (VIII-V sec. a.C.), sull'opposta riva del fiume, si segnalano stele con iscrizioni sud-picene (VI-V sec. a.C.) che rappresentano le attestazioni più settentrionali del gruppo.
I dati archeologici testimoniano comunque una stabile frequentazione dell'abitato solo a partire dal II sec. a.C.: il rinvenimento di terrecotte architettoniche e di ex-voto fittili nell'area a sud del teatro assicura dell'esistenza in quest'epoca di un luogo di culto, da collegare alla presenza nell'area di coloni viritani dedotti forse già tempi della Lex Flaminia del 232 a.C.
Le fonti letterarie non forniscono informazioni sulla storia della città, presso la quale durante la guerra sociale le truppe romane guidate da Cn. Pompeo Strabone vennero sconfitte ad opera degli insorti italici nel 90 a.C. Citata da Plinio (N.h. III, 111) tra i centri della Regio V augustea, i suoi abitanti erano iscritti nella tribù Velina.
Le iscrizioni ne attestano lo status di colonia retta da un collegio di duoviri. Un lungo testo epigrafico attesta una disputa tra gli abitanti di Falerio e i coloni di Firmum, relativa al possesso di terreni al confine tra i due centri rimasti in assegnati (subseciva); l'imperatore Domiziano risolverà la questione in favore dei Falerienses.

La città fu un centro fiorente fino al IV sec. d.C. Con la crisi dell'impero iniziò anche la decadenza per Falerio e la città antica fu gradualmente abbandonata in favore dei colli circostanti che garantivano maggiore sicurezza. Il territorio fu conquistato infine dai Longobardi (un'importante iscrizione dell'epoca è conservata presso il Museo Civico Archeologico).

In età medievale avvenne il definitivo incastellamento sull'altura che ancora oggi ospita centro storico di Falerone.

 

 

 

 

Bibliografia: S.Sisani, Umbria e Marche. Guide archeologiche Laterza 2006


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